venerdì 27 febbraio 2009

TROPPI IMMIGRATI

Forse i nostri parlamentari (scusate la parola) non hanno ancora capito che l' Italia, già zeppa di immigrati regolari e clandestini per lo più dediti alla piccola e grande criminalità, non è più in grado di accogliere altri flussi clandestini, qualunque sia la loro provenienza. Già mi faceva ridere l' accordo stipulato con Gheddafi, ridicolo dittatore libico - scampato a culo ai terribili e massicci bombardamenti da F-111 dell' USAF - e da sempre pronto ad aizzare i propri concittadini contro l' ex potenza coloniale italica (per distogliere l' attenzione dei Libici da problemi ben più gravi sul fronte interno); dicevamo di quest' accordo ridicolo, che per altro è stato meno rispettato di un passante che si azzardi ad attraversare le vie di Napoli sulle strisce pedonali... Ma si sa, è bene far entrare manovalanza da impiegare in nero dei cantieri edili ed in molti altri campi: poi ti dicono che gli italiani non vogliono più fare certi lavori ( però non dicono che un manovale rumeno o albanese viene pagato due euro l' ora). Finchè vivremo con una classe politica connivente con l' interesse personale e la corruzione, non ci sarà verso di alzarsi da tutto questo letame. Quando qualcuno si azzarda a rinfacciargli tutti gli assurdi privilegi che si sono regalati - alla stregua dei nobili francesi a Versailles - ti danno del "qualunquista". Ma se essere "qualunquista" significa essere in grado di riconoscere un emerito pezzo di merda che mangia alle spalle dei più poveri, beh...Orgoglioso di esserlo!

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Dai "Carmina Burana":

"Poiché provo nel mio animo un forte turbamento, al colmo dell'amarezza mi lamento di me stesso. Formato di materia assai leggera, mi sento simile ad una foglia con la quale gioca il vento. Mentre è proprio del saggio porre sulla roccia salde fondamenta, io stolto, mi paragono ad un fiume sempre in corsa che non si ferma mai sotto lo stesso cielo. Vado alla deriva come una nave priva di nocchiero, come un uccello che vaga per le vie del cielo; non c'è catena che mi trattenga, né chiave che mi rinchiuda, cerco i miei simili e mi unisco così ai malvagi. Condurre una vita austera è per me quasi impossibile; io amo infatti il gioco che mi piace più del miele. Qualunque impresa mi chieda Venere, che non risiede mai negli animi meschini, è una piacevole fatica. Percorro la via più facile com'è proprio dei giovani, e mi irretisco nei vizi scordando la virtù; più avido del piacere che della vita eterna, sono ormai morto nell'anima e curo solo il corpo."